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mercoledì, 29 luglio 2009

La virilità di Don Vincenzino

di Anna Finocchiaro

Don 'nzino (Vincenzino) era il barbiere del mio paese, nello sprofondo della Sicilia. Appena pingue, di quella complessione che spesso assumono gli uomini trascorsi i settant'anni, col vezzo delle maniche corte (anche d'inverno) di una camicia bianca sempre impeccabile, a collo aperto e disteso, lo ricordo sempre profumato, di quell'aroma da barberia, appunto, che credo si chiamasse Floyd. I capelli, divisi da una scrima laterale, erano pochi ormai, ma lisciati fino a trattenere l'ultima traccia del pettine a denti fitti, ed erano, inequivocabilmente tinti. Di quel nero che, come diceva mio padre, sembrava quello di un paniere di ricci al sole. Così le sfumature rossastre si rivelavano lì dove la tintura cominciava a cedere, mentre quella bluastra indugiava sulle tempie e sulla nuca.

Si diceva fosse un uomo assai prestante e gli si attribuivano, nel tempo, numerose amanti. L'opera sua consisteva nel non smentire mai, e neanche ammettere, ma in un gioco continuo di ammiccamenti e strizzatine d'occhio, finto ritegno e risate che gli facevano tremare la pancia. Comunque le donne erano il suo argomento. Di tutte giudicava compattezza e rotondità, di tutte pretendeva di cogliere inespresse voglie, pensieri trasgressivi, delusioni maritali, trascorsi turbolenti. Bastava non aver superato la quarantina ed essere appena graziose per entrare nel catalogo delle sue conversazioni.

E se l'interlocutore si spingeva a chiedere, sottovoce, - e accadeva spesso - come mai fosse così informato sulla tal signora o signorina, immancabilmente rovesciava indietro la testa, e gli occhi, fino a svelarne il bianco, e diceva "Amico mio, non sono un santo", mentre rilucevano, dalla bocca semiaperta, i pazienti e inesausti ritocchi del dentista, di amalgama e ponticelli d'acciaio.
È uno spasso, dicevano gli avventori della sua bottega, riferendosi alle continue battute a doppio senso, ma, e soprattutto, a quel dire e non dire di una virilità sempre all'opera, sempre pronta a "dare soddisfazione" a quella femminina moltitudine. E che invidia suscitava negli uomini, se non per le prodezze erotiche, per quella libertà che si prendeva.

Ma era un poveraccio. Patetico. Un'editio minor di una maschera di Dapporto, una penosa imitazione di quella vis comica che Totò sprigionava nello sporgersi sul décolleté di una signora prosperosa in uno dei tanti - deliziosi - film dell'epoca.
E non ha mai saputo di quanto feroci fossero i commenti delle donne del paese. Giovani e meno giovani. Di quanto apparisse loro ridicola questa perdurante esibita virilità - che, vera o non vera che fosse - era pur sempre quella di un uomo ormai anziano, di quella vecchiezza dai denti finti e dai capelli tinti.

25 luglio 2009

 

postato da: Mareprofondo alle ore 08:47 | link | commenti (2) Popup
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giovedì, 23 luglio 2009

Non sono un santo...

Questo è quello che dice il cav. Cazzuola, cercando di farsi accettare da un popolo profondamente disincantato, per usare un eufemismo.

Può anche darsi che succeda. Questo è un Paese abituato a tutto. E che piano piano si adegua al peggio.

In realtà, al di là delle proprie convinzioni morali, contanto alcune cose molto concrete.

Intanto una coalizione che ha al proprio vertice un uomo che rivendica il diritto alle proprie deparavazioni, che però d'altra parte sposa le posizioni più retrive della Chiesa, su una posizione di moralità tradizionale, pone eveidentemente un problema di coerenza.

Il secondo aspetto riguarda il rapporto tra equilibrio mentale e sicurezza pubblica. Può essere che un uomo di 73 anni, si faccia operare di prostata, e si faccia impiantare una protesi peninea, per cui se schiacci un pulsante ti ritrovi l'uccello duro tutta la notte e lo puoi mettere nel culo a una puttana. Il problema non è strettamente questo, ma nel circondarsi di un branco di zoccole, fargli cantare "meno male che Silvio c'è", vantarsi con  loro delle proprie imprese politiche nazionali e internazionali, e poi portarne a letto qualcuna per dimostrare loro la propria virilità (tecnologica). Questo pone sicuramente  un problema psichiatrico (come del resto aveva anticipato sua moglie) che riguarda tutto il Paese.

C'è poi un problema di moralità pubblica, di esempio negativo che non va sottovalutato. Che cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro dei nostri giovani? Che vengano considerati come pesciolini nel laghetto, allevati per la gioia del potente di turno?

Tutti veline, puttane e leccapiedi?

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postato da: Mareprofondo alle ore 08:21 | link | commenti (2) Popup
categorie: berlusconi
martedì, 21 luglio 2009

Cari amici e compagni, come si diceva una volta, oggi scade il termine per iscriversi al Partito Democratico e acquisire così il diritto di partecipare all'iter congressuale e scegliere così gli organi dirigenti.

Avete ancora poche ore, ma se non lo avete già fatto, fate ancora in tempo a farlo.

Fatelo, entrate a far parte di una grande famiglia, in cui non tutto è a posto, e ci sarà pure da dare qualche randellata, ma certo è tutt'altra cosa dalla famiglia del puttaniere nazionale.

Anzi, iscrivetevi per mandarlo finalmente dove merita. A cagare!

Io sono iscritto, fatelo anche voi!

 

postato da: Mareprofondo alle ore 14:50 | link | commenti Popup
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sabato, 18 luglio 2009

Zucchino del mio orto.

postato da: Mareprofondo alle ore 10:03 | link | commenti (6) Popup
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giovedì, 16 luglio 2009

Una scuola per fare che cosa?

Una terza classe del Liceo  Scientifico cittadino, 25 ragazzi, 4 bocciati, 14 rimandati, e 7 promossi.

Quindi tra rimandati e bocciati il 72% non ha superato l'anno in modo positivo.

Ragazzi svogliati? Irresponsabili? Oppure incapità della scuola di trasmettere il valore positivo dello studio?

Queste sono domande che andrebbero rivolte alla facente funzione di ministro della pubblica istruzione, signora Gelmini.

Pare in realtà che venga in evidenza l'istinto codino di una parte degli insegnanti, i quali sentendo il clima cambiato, si adeguano prontamente.

Che fine faranno i quattro ragazzi bocciati? Difficile che continuino col liceo scientifico. Più probabile che qualcuno di loro si ritiri dalla carriera scolastica e che qualcun altro venga sospinto verso le scuole tecniche e professionali, quelle che formano (malamente) i futuri tecnici e operai.

In questo senso i licei divantano strumento di selezione di classe. C'è una gran voglia di tornare indietro, a quando la scuola era previlegio di classe.

Qual è il compito degli insegnanti? Mettere l'etichetta sui ragazzi, oppure trasmettere valori e insegnargli a ricercare le proprie verità?

Che hanno da dire in proposito la suddetta facente funzione e il "governo del fare"?

postato da: Mareprofondo alle ore 08:41 | link | commenti (8) Popup
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martedì, 14 luglio 2009

La democrazia in mano ai buffoni?

Immaginate che un coglione qualsiasi si fosse candidato negli anni '70, per esempio, alla segreteria del Partito comunista italiano.

Non riuscite a immaginarlo? Neppure io.

Eppure oggi, un comico spompato a nome G r i l l o si propone di diventare segretario del PD, nel momento stesso in cui l'attacca dicendo che è la stampella di Berlusconi.

La segreteria di un partito a un individuo che ha fatto la sua fortuna attaccando la sinistra e le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Uno che nel 2005 ha denunciato al fisco dieci miliardi di lire, condannato a 15 mesi di carcere per aver provocato la morte di tre persone, uno che ha utilizzato i condoni tremontiani per pagare meno tasse.

Un comico di 60 anni che dice largo ai giovani, e per giovani intende anche se stesso. Un comico che non fa ridere più neanche i polli. Uno che quando è in crisi di audience s'inventa qualcosa per tornare sulla scena, come fece col vaffa-day, riempiendo le piazze contro il governo Prodi. Avete mai avuto notizia di un'analoga manifestazione contro il governo Berlusconi? No, vero? E neppure ne vedrete mai una.

Certo tutto questo è lo specchio della debolezza di un partito, il PD, se qualcuno può immaginare di scalarlo come se fosse una qualsiasi società per azioni. E il metodo delle primarie, caso unico in Italia, di scelta degli organi dirigenti, si presta a queste buffonate.

A parte il PD, in Italia i partiti sono tutti, senza alcuna eccezione, partiti monarchici, di proprietà di qualcuno. Pensateci un attimo, fate scorrere le diapositive nella vostra mente e vi renderete conto che così è.

Ma la buffonata del comico che non fa ridere nessuno si presta anche a constatazioni amare sul livello di degenerazione della società. Qui non c'è solo un presidente del consiglio che fa i festini a base di puttane, spendendo valanghe di soldi non guadagnati col suo sudore, e che nel contempo fa leggi restrittive delle libertà personali, ma è anche un paese di pagliacci se va dietro al primo asino che fa qualche raglio su un palco.

Un Paese malato, profondamente malato, che appoggia dei pagliacci, perchè in fondo non crede in se stesso, e ancora meno ha senso dello Stato.

postato da: Mareprofondo alle ore 08:47 | link | commenti (9) Popup
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mercoledì, 08 luglio 2009

http://bigben.corriere.it/phpxiwxFDAM.jpg

Questa, miei cari connazionali, è una vignetta pubblicata sul Times.

Vi sentite rappresentati da un individuo che è diventato la barzelletta del mondo?

Esprimete pure liberamente il vostro pensiero.

Intanto, il suddetto ha organizzato un evento internazionale come il G8 in mezzo alle macerie di L'Aquila. In una tenda come i 25 mila che ancora sono costretti a viverci? No, no, in ambienti con aria condizionata in cui si servono appetitosi manicaretti, tra una risata e l'altra.

Che senso può avere questa buffonata del tipo "signora mia vede che cosa ci è capitato?". Come se ogni paese non avesse periodicamente qualche disastro. Lo scopo è quello di chiedere la carità agli altri "grandi". Che dignità c'è in questo chiedere l'elemosina? Intanto l'organizzazione di questo inutile vertice costa a noi contribuenti 54 milioni di euro.

Verrebbe da dire, parafrasando Leopardi: Che fai tu, terremoto, nelle viscere della terra?

 

postato da: Mareprofondo alle ore 21:23 | link | commenti (7) Popup
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