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lunedì, 23 marzo 2009

 

Gran Torino. Un bel film.

Un vecchio che vive solo dopo la morte della moglie, che non sopporta i figli e le loro famiglie così americani e tutti interni al consumismo senza freni. Vive in un quartiere ormai invaso da razze diverse, in particolare asiatici. Si sente estraneo a questo mondo della periferia americana , uguale in ogni città, così diversa dalle nostre città, in cui invece puoi uscire, fare una passeggiata, e dove incontri sempre qualcuno che conosci. Qui sta la differenza storica tra l'Europa e gli USA. La storia ha fatto le nostre città, tutte raccolte intorno alle piazze, sede dei mercati medioevali e degli affari. L'America, a parte alcuni grandi centri è fatta di strade che s'incrociano ad angolo retto, con tante villette fatte di legno e cartone, con prati finti, che te li portano via quando non paghi più le rate.

Il protagonista, il vecchio Clint Eastwood, ha fatto la guerra di Corea, e i musi gialli, come li chiama lui, li ha sempre visti inquadrati nel mirino del suo fucile. Un uomo orgoglioso, che sputa disprezzo (e anche sangue) per tutto ciò che gli è estraneo, e che porta dentro di sè tutto l'orrore della guerra, e il rimorso di aver ucciso senza pietà.

Ma non è sempre  facile essere estranei al proprio ambiente, sia pure profondamente mutato. E così egli viene coinvolto emotivamente dai suoi vicini gialli, e ne scoprirà la cultura, le gentilezze e anche il duro confronto con le bande organizzate che vessano i suoi nuovi amici.

Come sempre succede, quando ci si guarda negli occhi, le razze non esistono più, e riamangono solo esseri umani, con problemi, ansie e speranze, che sono uguali sotto tutti i cieli.

Il nosto protagonista è un eroe nella migliore tradizione americana e alla fine si sacrificherà per il bene della comunità, fatta di razze differenti, ma di cui si sente ormai parte integrante.

Il vecchio Clint è stupendo nei suoi 78 anni, il viso rugoso, come ce l'hanno gli anglosassoni quando invecchiano, nella loro costituzionale magrezza. Le gambe che diventano legnose, martoriate dall'artrosi, che portano a spasso un corpo che mal si rassegna al trascorrere del tempo.

Un film da vedere e da rivedere. Ci parla di noi, e della nostra difficoltà ad incontrarci coi nuovi italiani, col viso colorato, che ormai attraversano il nostro Paese.

postato da: Mareprofondo alle ore 08:29 | link | commenti (9) Popup
categorie: film
domenica, 22 marzo 2009

La crisi, la pizza tra amici, un libro, un film e il sesso tra lenzuola che tornano roventi.

I media ci informano sulle conseguenze della crisi sul costume degli occidentali.

Dicono che da una stagione di consumi sfrenati si passa a uno stile di vita più sobrio. Basta con le cene nei ristoranti esclusivi, basta con le vacanza in paesi esotici, ma un prudente ritorno a uno stile più sobrio, fatto di pizze take away, bottiglie di vino da cinque euro consumate in casa con gli amici e i famigliari, un film scaricato dalla rete e del buon sesso con il partner finalmente riscoperto. E magari anche un nuovo bambino.

Non c'è dubbio che se questo fosse non ci sarebbe che di esserne felici. Evviva la crisi, verrebbe paradossalmente da dire. Un ritorno a uno stile di vita meno dissipativo sarebbe auspicabile, come premessa per una ri-scoperta di valori più profondi.

Una prima osservazione è che questi mutamenti sono benefici quando sono una risposta possibile e consapevole. Sfortunatamente chi perde il lavoro e vede ridursi drasticamente il proprio reddito non ha ossibilità di scegliere e non può che vivere il cambiamento come costrizione  pesante. Con conseguenze drammatiche. Il ritorno alla casa dei genitori, la rinuncia a vivere col proprio compagno/a, o a fare un bambino. Il crollo delle speranze e la frustrazione di essere spinti ai margini della società.

Eccon dunque una dufferenza importante: alcuni possono scegliere costumi più sobri, altri hanno problemi di sopravvivenza e di minime condizioni vitali.

Le crisi dunque possono essere positive in generale se si riflette sulle loro ragioni e se ne rimediano le condizioni che l'hanno generata. E cioè una società tutta organizzata su consumi dissennati e sopratutto sull'ingiustizia sociale.

Essa lascia comunque dietro di sè lacrime e sangue per molti, mentre in realtà altri possono correggere i propri comportamenti e altri ancora diventano più ricchi di prima.

postato da: Mareprofondo alle ore 09:28 | link | commenti (2) Popup
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lunedì, 16 marzo 2009

 

 

La puntura dello scorpione.

Una rana e uno scorpione erano su una riva di un fiume. Disse lo scorpione alla rana con fare piagnucolante-io non so nuotare, fammi salire sulla tua schiena mentre nuoti per raggiungere l'altra riva del fiume. La rana rispose: non sarà mai che io sia così ingenua. So bene che mi pungeresti col tuo terribile pungiglione. Ma cosa dici-lo scorpione rispose-uccidendo te metterei a morte anche me stesso. Si sa che le rane hanno il cuore tenero, e quindi accosentì a che lo scorpione le salisse sulla schiena mentre attraversava il fiume a nuoto.

Quando furono quasi sulla riva opposta del fiume, lo scorpione punse mortalmente la rana. La quale gli chiese: ma perchè mi stai facendo morire, mettendo così a morte anche te stesso? E lo scorpione rispose: perché questa è la mia natura, e non ci posso fare proprio nulla.

Ecco, domenica abbiamo potuto vedere Prodi intervistato da Fazio nella trasmissione "che tempo che fa".

Il centro dell'intervista è stata la dichiarazione di Prodi secondo cui ad affondare il suo governo è stata la dicisione di Veltroni di far correre il PD da solo alle elezioni politiche.

Già è sgradevole che abbia aspettato che Veltroni si dimettesse per dirlo, ma sopratutto è sgradevole che racconti delle balle prendendo gli italiani per cretini.

Il suo governo ha traballato fin dall'inizio, prigioniero com'era di una coalizione rissosa, i cui componenti appena uscivano dal consiglio dei ministri andavano in televisione a dire che quello era il peggiore dei governi.

Il governo Prodi è morto perché mancava il collante interno alla coalizione e perchè era più moderato di un governo democristiano della prima repubblica.

Il primo atto del governo è stato quello di regalare cinque miliardi agli industriali, ma non ha trovato cento euro da mettere nella busta paga degli operai. L'avesse fatto sarebbe ancora in piedi. E di sicuro sarebbe stato molto più difficile per Mastella e Bertinotti farlo cadere.

Purtroppo per noi, tutto lo squallore di quel governo, che doveva essere il nostro, ci ha consegnato a Berlusconi chissà per quanti anni.

E' una vergogna che non ci si renda conto di quello che si è combinato e di questo si voglia dare la colpa agli altri, ma sopratutto non capire le ragioni delle proprie sconfitte, è persino peggio delle sconfitte stesse.

postato da: Mareprofondo alle ore 21:54 | link | commenti (2) Popup
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