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mercoledì, 18 febbraio 2009

Dobbiamo farlo!

Bisogna commentare questo fatto straordinario costituito dalle dimissioni di Veltroni da segretario del PD.

E' un fatto annunciato, ormai non più rinviabile. Certo non si può imputargli la disfatta sarda, 'che lì in realtà è imploso un partito in cui gli affari si erano ormai sostituiti alla politica.

Lo stesso può dirsi della sconfitta in Abruzzo, in cui la dirigenza del partito è finita in manette.

Tutte situazioni ereditate dalle precedenti gestioni, come quella di Napoli. Situazioni che per essere affrontate con energia avrebbero avuto bisogno di un gruppo dirigente coeso, solidale e non di divisioni rabbiose.

E pensare che nel 2007 i caporioni del partito hanno supplicato Veltroni di accettare la guida di un partito ormai ridotto a poco più del 20%.  E sono gli stessi che dopo le elezioni lo hanno sabotato in tutti i modi. Fino all'esito attuale che li ha colti ancora una volta di sorpresa.

E' chiaro che la vita del PD non finisce con le dimissioni del suo segretario. Non sappiamo quale sarà il futuro. A volte dal male nasce il bene. Ma certamente bisognerà fare piazza pulita di una nomeclatura a cui interessa ormai solo il potere. Una nuova generazione dovrà farsi avanti, non perché i giovani siano necessariamente migliori dei vecchi, ma perché intanto è necessario togliere le incrostazioni che finora hanno impedito al partito di decollare.

Facendo il giro dei giornali e dei blog viene un po' da sorridere sia pure amaramente: tutti coloro che hanno sbeffeggiato Veltroni, ora avvertono un senso di smarrimento.

Parliamoci chiaro, nel popolo della sinistra non è la serietà che abbonda e diventa poi difficile chiederla al gruppo dirigente.

Ci sarà tempo per discutere di quello che ormai si può chiamare il "veltronismo", una visione della politica come confronto delle idee, come collaborazione anche con l'avversario quando serve al bene del Paese. Fatto anche di critica dura, ma sempre nell'ottica di una sintesi che spinga avanti la società.

Difficile da capire un approccio di questo tipo per un paese abituato allo scontro tra guelfi e ghibellini, un paese in cui ognuno quando nasce è già inscritto d'ufficio a qualche congregazione, a qualche "mafia".

Gran parte dell'ostilità anche nella base di sinistra nasce proprio da questa incomprensione. Come spiegare altrimenti il successo dei vari Grillo e Di Pietro? Gente che è impossibile collocare a sinistra, ma il cui successo è dovuto alle loro alte grida?

postato da: Mareprofondo alle ore 21:47 | link | commenti (7) Popup
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sabato, 07 febbraio 2009

Caio Giulio Berlusca: prove di dittatura?

"I fatti non si ripetono mai due volte nella storia, nello stesso modo: la prima volta è una tragedia, la seconda è una farsa". Questa massima di Carlo Marx ben si attaglia alla situazione attuale.

Le aspirazione padronali (sull'Italia) del Cavaliere sono note. Così anche la sua mancanza di rispetto per le regole. E questa della prepotenza immorale è appunto la caratteristica principale dei dittatori. Procedono nella storia come un elefante in una cristalleria. Calpestano tutto e tutti pur di realizzare i loro folli disegni.

Nello scontro istituzionale tra il presidendte della repubblica e il capo del governo, il caso Eluana Englaro non c'entra nulla. Lo sappiamo tutti. L'obiettivo è di piegare il Quirinale, oppure di provocare le dimissioni di Napolitano.

Effettivamente le cose stanno andando secondo le peggiori previsioni, e questo mi pare persino sorprendente, ma anche di una consequenzialità ferrea. Ci aspettano lunghi anni di crisi sociale profonda, poiché è venuto al termine un modello di società fondata sullo spreco e sulla disuguaglianza sociale. Ci saranno manifestazioni di piazza e disoccupati a milioni. In questa situazione la destra tenta di uscirne legando le mani a qualsiasi forma di dialettica istituzionale. Si tratti della magistratura, del presidente della repubblica, dell'opposizione o della stampa.

Non è detto che tutto questo abbia successo. L'ascesa di Giulio Cesare cominciò col triunvirato con Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso. Quello di Caio Giulio Berlusca è con (non ridete!)... Fini e Bossi.

Cesare varcò il Rubicone e scatenò la guerra civile, sconfiggendo Pompeo e instaurando la dittatura.

Questo è un altro piano di lettura. il cavaliere scatena la guerra per ridurre al silenzio Pompeo Fini?

Lo so, questi parallei tra le stelle e le stalle fanno ridere i polli. Ma tant'è che siamo ridotti così.

Va comunque ricordato che Cesare (quello vero) finì per prendersi 44 coltellate, e questo dovrebbe essere un monito per tutti gli aspiranti dittatori. E allo steso mdo, l'altro cavaliere, Benito Mussolini, detto il puzzone, finì a testa in giù a Piazzale Loreto.

 

PS: Berlusconi dice che Eluana Englaro potrebbe rimanere incinta.

La domanda è: a chi di voi, persone normali, potrebbe venire una fantasia del genere rispetto a una donna morta 17 anni fa?

 

postato da: Mareprofondo alle ore 15:01 | link | commenti (8) Popup
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