Renato Caccioppoli (Napoli 1904-Napoli 1959): genio e sregolatezza.
Nipote di Michail Bakunin, il noto rivoluzionario russo, per parte di madre, crebbe in una stimolante atmosfera intellettuale borghese. Appassionato di letteratura francese, musica, suonatore di pianoforte, di cinema, parlava cinque lingue, e infine di matematica, che fu l'attività principale della sua vita.
Nella matematica si applicò a molti campi, sopratutto all'Analisi funzionale, e la insegnò per lunghi anni in varie università, ma sopratutto a Napoli.
In questo campo non ebbe mai dei grossi riconoscimenti internazionali, sia per la sua trascuratezza nei dettagli, sia a causa dell'isolamento in cui il regime fascista aveva gettato la cultura italiana.
Curioso della vita in ogni suo aspetto, amava sopratutto gli ultimi, che frequentava spesso assumendone lo stile di vita.
Fu quello che oggi si chiamerebbe un uomo di sinistra, un progressista, un libertario. Durante la visita di Hitler e di Mussolini a Napoli, nel '38, trovandosi in un ristorante, chiese all'orchestrina di suonare la Marsigliese, e improvvisò un discorso pubblico contro il fascismo.
Fu subito incarcerato da agenti della polizia fascista presenti all'esibizione. Grazie alla famiglia e sopratutto alla zia professoressa universitaria anche lei ,che lo fece dichiarare pazzo, fu ricoverato in un manicomio criminale, in cui rimase un paio d'anni.
Pare che si trovasse perfettamente a suo agio coi malati di mente. Riceveva molte visite da parte dei suoi colleghi ed allievi, e anche lì non cessò la sua attività di matematico.
Il Regime considerava poco virile che un uomo andasse in giro con cani di piccola taglia, e allora lui passeggiava per il centro di Napoli con un gallo al guinzaglio.
Grande bevitore e amante delle belle donne, sregolato lo fu davvero, almeno quanto geniale.
Andava in giro di notte con un impermeabile con sotto solo una canottiera. Rientrava al mattino dopo una notte passata a bere e a unirsi a quel mondo di emarginati che si appropria da sempre della città, quando gli altri dormono.
Chi però si desse a una vita sregolata, sperando in tal modo nell'arrivo della genialità, ne rimarrebbe deluso.
Amava le donne, ma le considerava incapaci di capire la matematica, condividendo un pregiudizio che regge ancora ai nostri tempi.
Si narra che esaminando una ragazza particolarmente perspicace, le dicesse "signorina, nonostante le sia una donna, devo convenire che capisce la matematica, per cui le debbo dare 30 e lode".
Conobbe e sposò una donna, invisa alla famiglia perché ritenuta una donna facile, che fu la grande passione della sua vita.
Lui difese la sua scelta spiegando la differenza che c'è tra una donna libera e una puttana.
Dopo la guerra Caccioppoli si avvicinò al partito comunista e ne condivise le lotte con grande passione.
La moglie poi lo lasciò per un alto dirigente del Partito, testimoniando della passione che le donne sembrano avere per gli uomini di potere.
Questo segnò profondamente la vita del grande matematico, il quale si dedicò ancora di più al bere, trascurando i rapporti sociali e il proprio lavoro.
Sprofondato in una profonda depressione alla fine si suicidò con un colpo alla nuca. Modalità che aveva a lungo studiato in precedenza.
C'è parecchio materiale scritto su Renato Caccioppoli e anche un film "Morte di un matematico napoletano" del '92, diretto da Mario Martone.
Film che consiglio.